dicembre 24, 2014

A ruota libera #3 Il gioco della felicità

E' la Vigilia di un Natale che quest'anno non sento particolarmente mio.
Sarà che stamattina tutto è iniziato con il funerale di una persona cara, a conclusione di un anno molto difficile, che mi ha messa psicologicamente alla prova, più di una volta.E' stato un anno per me da dimenticare, cercando di coglierne i pochi aspetti positivi e da gettare via, senza rimpianti. Si è aperto con una grande delusione universitaria, che mi ha portato ad isolarmi e a non vedere più luce, più serenità. Mi sono salvata dalla depressione per miracolo. Ho sofferto e ho provato sensazioni negative che non avevo mai provato, ho avuto paura di non riuscire a rialzarmi.Sono sempre stata, purtroppo, una persona pessimista, ma non avevo mai toccato il fondo.Il mondo intorno a me era tornato grigio, nero, i contorni sfumati dalle innumerevoli lacrime che ho pianto. Superato questo duro scoglio, a fatica, l'anno si è concluso con una grande delusione sentimentale che, ancora una volta, mi ha fatta crollare completamente. La paura di cadere stavolta sul serio nella depressione, non ve la racconto: immaginatela.

Ho sempre pensato alla mia vita come ad un edificio poggiante su 4 pilastri: la famiglia, l'amicizia, l'amore, lo studio (gli obiettivi, le aspirazioni). Ed ho sempre pensato che una vita piena fosse quella che potesse vantare ognuno di questi supporti. Nel corso degli ultimi anni, ad uno ad uno questi pilastri sono venuti a mancare, lasciandomi prima claudicante, poi gattonante, infine strisciante.

Piano piano, molte delle persone a cui tenevo e a cui avevo affidato tutto o parte del mio cuore, mi hanno lasciata sola, decidendo di dividere le nostre strade. Non è stato facile digerire ogni porta chiusa, ogni cambiamento di rotta. Per una persona introversa e diffidente come me, che concede la sua fiducia con un contagocce, ogni "addio" significava sentire il cuore a pezzi e decidere a denti stretti di non aprirlo mai più, pur di non aggiungere altra sofferenza. Ovviamente ho attraversato tutte le fasi: negazione, sensazione di abbandono, isolamento dal mondo esterno, mancanza di voglia di vivere, ma mai l'odio o l'indifferenza. Tutte quelle ferite sono ancora qui, molte aperte.

Forse vi chiederete perché esporre il mio privato in questo modo, perché parlarne in un luogo in genere dedicato alle frivolezze.La voglia di dare un messaggio positivo a chi si sente come me, in questo giorno di festa, è più forte dei "se" e dei "ma".

Sapete, nelle ultime settimane ho ripensato a tutte le cose che mi sono successe e mi sono chiesta: vuoi vivere o sopravvivere? Vuoi essere padrona della tua vita o vuoi farti trascinare da essa?
Vuoi continuare a piangerti addosso fino a spegnerti completamente, o vuoi andare avanti con fiducia e speranza?Sapete, nelle ultime settimane ho capito che non serve a nulla autocommiserarsi, trattarsi sempre da vittime del mondo, trascurarsi e volersi del male. Al contrario, il pilastro portante senza il quale l'edificio non starebbe in piedi, siamo noi stessi. Non possiamo pensare di restare fermi e che qualcuno, prima o poi, avrà pena per noi e ci trascinerà un passo più avanti. A leggere queste frasi, non vi viene un'immensa tristezza?

Ho imparato che non esistono vite perfette, famiglie perfette, relazioni perfette, persone perfette.Nessuno è immune dal dolore e tutti prima o poi dobbiamo fare i conti con una perdita, una delusione, un fallimento. Ma saranno davvero tali solo se decidiamo di percepirli così.Ogni cosa ha il suo risvolto e come mi piace ricordare dal film "L'attimo fuggente", quando tutto sembra perduto o quando pensiamo di non avere altra via d'uscita, bisogna salire su una cattedra e osservare le cose da un'altra prospettiva. Ed è allora che scopriremo che ogni cosa ha un lato positivo, da ogni cosa si può imparare, non ogni male vien per nuocere. E chissà, magari a distanza di tempo ci guarderemo indietro e noteremo che ciò che sembrava averci sconfitto, in realtà ci ha fatto rinascere.

Ho imparato che non tutto può essere da noi controllato,  non siamo dei burattinai e le persone che ci stanno vicino non sono delle marionette. Non possiamo obbligare nessuno a volerci bene, l'amore è una scelta, non un'imposizione. Ho capito che non tutto va sempre secondo i nostri piani, anzi, la maggior parte delle volte il mazzo di carte crolla proprio quando stai per posizionare l'ultima e allora devi ricominciare d'accapo, con molta fiducia e pazienza.Ho imparato che, quando il mazzo di carte crolla improvvisamente, non per forza è un male: forse, semplicemente, un'ulteriore tentativo ci è necessario per maturare, perché forse non è ancora il nostro momento per arrivare sulla vetta. Il non ancora non è "mai più".

Il gioco della felicità è tutto qui: trarre sempre il lato positivo delle cose. Disperarsi, cadere, toccare il fondo e poi rinascere, rialzarsi, cogliere ciò che di bello c'è attorno a noi e sfruttarlo per proseguire il nostro cammino, certi che prima o poi arriverà il nostro turno per sentirci pienamente realizzati.

Io inizierò il nuovo anno con questo spirito, partendo da me stessa, riscoprendomi e scoprendo ciò che mi piace, ciò che mi fa stare bene. Apprezzando maggiormente ciò che ho e le persone che mi sono sempre state vicino, senza rimuginare più di tanto su quello che mi manca o su chi non è più nella mia vita. Ho sempre pensato che le persone si scontrano con la nostra storia per una ragione, perché devono lasciarci qualcosa, quasi avessero una missione da compiere nei nostri confronti. E, fateci caso, ogni incontro che facciamo nella vita contribuisce alla nostra personale crescita. Quando qualcuno se ne va, siamo sempre un passo più avanti di quando ci aveva incontrati.Certo, sicuramente il nuovo anno mi riserverà altre difficoltà, ma spero di affrontarle con maggiore coraggio e forza di volontà, soprattutto con maggiore autostima e fiducia in me stessa.

L'augurio che faccio di cuore a chiunque legga queste righe è quello di essere sempre e comunque il pilastro di se stesso, di non mollare mai a tal punto da disprezzare la vita, perché questa è un dono unico ed irripetibile e vale sempre la pena assaporarne ogni istante, nel bene e nel male.Auguro a tutti di sperimentare almeno una volta il gioco della felicità: mettetevi alla prova, ogni mattina appena alzati, guardatevi allo specchio e promettetevi di trovare sempre il buono nelle negatività. Vedrete che piano piano sarà parte integrante del vostro stile di vita e vi aiuterà molto.Una persona che sta bene con se stessa, che si ama e si apprezza, è una persona che ha molto da dare anche a chi le sta attorno. Vi auguro la serenità del cuore e della mente, la sensazione di non voler essere nessun altro se non quello che già siete, la capacità di essere la vostra stessa roccia, il porto, il tetto sicuro che sempre vi offrirà riparo.

Buon Natale!


10 commenti:

  1. Mi ritrovo nelle tue parole, negli ultimi anni della mia vita anche io sono arrivata alle tue stesso conclusioni riguardo la vita perfetta, che non esiste (e ho imparato anche a dire, "per fortuna!").
    L'importante è cercare e sforzarsi di stare bene con sé stessi, il resto viene dopo.
    Ti auguro un nuovo inizio, da te :)
    Un abbraccio

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    1. Grazie! Hai ragione :) Buon Natale!

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  2. Questo post è l'esempio di una rinascita, ho letto una profonda tristezza tramutarsi in tenace forza, e spero tu possa continuare questo percorso.
    Ti auguro buon Natale e ogni bene <3

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    1. Ti ringrazio! In un certo senso é così. Tanti auguri :)

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  3. Hai scritto delle cose molto belle e al tempo stesso molto dure da digerire. Mi spiace molto leggere che il 2014 ti abbia portato via tanto, in primis la serenità. Io spero che nel 2015 tutto quello che hai perso ti venga restituito con gli interessi. Spero che il tuo sorriso torni a splendere e che questo bel gioco della felicità, che dovremmo fare tutti, ti porti ad esserlo sul serio.
    Un abbraccio grande e Buon Natale.

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    1. Grazie! Lo spero anch io, anche se forse per scaramanzia non dovrei! Buon Natale :)

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  4. Ciao, anche io qualche anno fa mi sono trovata in una situazione simile. Sembra strano dirlo, ma a ripensarci oggi me ne ricordo come un momento necessario della mia vita, per quanto difficile. Mi ha preparato e insegnato cose che altrimenti non avrei potuto capire, in primis a perdonare i miei stessi errori, senza farmene una colpa, e come dicevi tu, mi ha insegnato che la felicità si coglie vivendo giorno per giorno e non nell'attesa di un momento perfetto che non viene mai.

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    1. Esatto, anche io ho imparato molto. La cosa che più mi piace é che ho più determinazione di prima e so meglio di prima cosa voglio nella mia vita. Io non sono tanto brava nel vivere alla giornata, ma il 'Carpe diem' é sempre stato uno dei miei moniti preferiti.

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  5. Anonimo15:45

    Leggo sempre il tuo blog ma è la prima volta che commento. Le tue parole mi hanno colpita profondamente perché ho rivisto me stessa soprattutto lo scorso anno. Il 2013 è stato l'anno più brutto della mia vita, ho avuto una delusione sentimentale che avrebbe messo a dura prova chiunque e ancora oggi non mi sono ripresa del tutto. Ho capito però che ogni sofferenza che viviamo, pur mettendoci a dura prova, ci offre l'opportunità di crescere, maturare e soprattutto di diventare più forti. E forse gli abbandoni non sono sempre un male, forse la vita può riservarci di meglio. Ti abbraccio e spero che il tuo 2015 sia ricco di serenità nella vita professionale oltre che in quella privata!!
    Fra

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    1. Grazie mille!! Sì, i momenti difficili ci servono a crescere, solo che lo si capisce dopo un po'di tempo!

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