aprile 14, 2018

- Come un equilibrista che sul mondo sfida il crollo delle sue capacità -


Non posso ritenermi un'appassionata di musica, né sono perfettamente aggiornata su tutte le ultime canzoni che passano alla radio: molte volte, quando la conversazione verte su questo, riconosco di non essere al passo con i tempi. La musica è sempre stata un rifugio per me, soprattutto nei momenti di sconforto e di malinconia, quando i ricordi ti sovrastano e non puoi fare altro che fermarti e tornare indietro nel tempo. L'ho sempre immaginata come una casetta sull'albero, di quelle non tanto belle a vedersi, ma sufficientemente solide per accoglierti con un caldo abbraccio. La musica, per me è così: salgo sulla mia casetta e tiro via la scala, per non permettere a nessun altro di salirci insieme a me. Forse è per questo che non amo i concerti, perché la musica non voglio condividerla. Condividerla significherebbe dover spiegare perché una lacrima spunta improvvisamente o un sorriso sfiora per un attimo il mio viso o perché il mio sguardo si è già perso altrove. Forse è per questo che non amo i programmi televisivi sulla musica, perché la musica non voglio vederla e non voglio ascoltarla: voglio viverla e riviverla sulla mia pelle, intensamente e in silenzio, tutte le volte che mi pare. Non è uno spettacolo, è la mia vita. 

Sono pochissimi i testi di cui apprezzo interamente il contenuto: in genere, in me rimane sempre una frase o una parola, che diventa parte di me come un mantra. Oggi mi è tornata alla mente questa frase, non so perché: come un equilibrista che sul mondo sfida il crollo delle sue capacità. Sono proprio io. Mi sono sempre sentita sul filo di un rasoio, ma mai come nell'ultimo anno quello che per tutta la mia adolescenza era un positivo senso di sfida e competizione con me stessa e con gli altri, si è trasformato nella costante sensazione che, da un momento all'altro, io possa crollare, tutti i miei punti fermi possano crollare. Mi sembra come se, dopo un viaggio lunghissimo e faticoso, quasi raggiunta la cima del monte, debba spuntare da qualche parte l'ennesima pietra di inciampo che mi faccia ruzzolare giù, costringendomi a ricominciare tutto da capo.  Mi sento come chi è arrivato alla fine del percorso, ma continua a girarsi ogni minuto per guardare ciò che si è lasciato alle spalle, poi si rigira e guardando avanti, per un attimo pensa intensamente di tornare indietro. Vivo guardandomi costantemente le spalle. Vivo aspettandomi la cattiva notizia. Vivo camminando avanti, ma con la testa girata all'indietro. E la mia vista si annebbia, non distingue più niente. 

3 commenti:

  1. Comprendo bene la sensazione di non voler condividere la musica perché per me vale la stessa cosa. E come te evito quasi sempre i concerti, per questa ragione.
    Mi spiace tu ti senta sul filo del rasoio. Forse la tua vita in qualche modo sta cambiando. Cambiano i punti fermi, i riferimenti, i muri sui quali appoggiarsi. Ma poi ce ne saranno di nuovi, sarai tu stessa a costruirli. Un abbraccio.

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    1. Sì, la mia vita è lì lì per chiudere un capitolo e iniziarne un altro. E sono felice, non vedo l'ora, ma al contempo mi mancano le forze per la spinta finale.

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    2. La spinta finale è spesso la più complicata perché sulle spalle si hanno tutte le fatiche fatte.
      Vai avanti, nonostante tutto. Io so che ce la puoi fare. Un grande abbraccio.

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