maggio 26, 2018

Mine vaganti

In Sicilia la cultura e le tradizioni sono ancora vive e fortemente sentite, basti pensare alle bellissime feste popolari e religiose sparse su tutto il territorio. Qui non si fa semplicemente festa, ma si è in festa: l'animo cambia, il naso è all'insù, gli occhi hanno un'aria trasognata e la bocca è perennemente ricurva in un sorriso sereno. Una delle tradizioni che non mi è mai appartenuta è quella degli spettacoli pirotecnici, perché mi hanno sempre intimorita. Da piccola cercavo sempre un tetto sotto il quale ripararmi, per timore che le carte bruciate sparate in aria potessero deviare dalla loro traiettoria, arrivarmi in testa e farmi male.

Da grande ho sviluppato una vera e propria fobia per il contatto col fuoco, tanto che anche accendere un banalissimo fiammifero o usare un'accendino può rivelarsi complicato. Una volta ho commesso l'errore di condividere questa mia paura con alcune persone che reputavo amiche, sollecitata dalle loro domande in merito alla mia ritrosia nel vedere i fuochi. Ho commesso il secondo errore di riderci su insieme a loro, convinta che ciò mi avrebbe aiutata ad esorcizzare il problema e che da quel momento in poi non ne avremmo parlato più. E per un po' è andata bene. Ma a volte le persone sono un po' come quei fuochi, delle mine vaganti d'un tratto tranquille e l'attimo dopo sferzanti: cacciano fuori la lingua e ti insozzano con il loro veleno, in modo lesto e lapidario ti provocano per vederti reagire. E io negli anni ho reagito in tutti i modi possibili alla scottatura. Rispondi a tono? Te la prendi troppo per un nonnulla, sei infantile. Ignori? Non hai carattere e non sai difenderti. Adotti una via di mezzo? Sei lunatica e strana. 

Uno dei valori in cui ho sempre creduto è la sensibilità. Pur riconoscendo di avere spesso modi bruschi e toni poco soavi, mi sforzo sempre di mostrarmi sensibile nei confronti degli altri, tacendo quando ritengo inopportuno dire qualcosa che potrebbe ferire chi mi sta di fronte. Non tutti purtroppo fanno questo sforzo e molti provano addirittura piacere nel mettere in difficoltà chi hanno accanto. Non riesco a capire come possano guardarsi allo specchio ogni mattina senza provare disapprovazione per se stessi. Stamattina è arrivata l'ennesima sferzata sul mio amore per i fuochi, inaspettata e immotivata. La mia impulsività mi suggeriva di rispondere per le rime, ma ho preferito contare fino a dieci. La mia riflessività mi suggeriva di arrivare a 100 e lasciare stare, rispondendo con l'indifferenza. Ho scelto di rispondere in modo pacato, ma deciso e un pizzico pungente, lasciando trasparire chiaramente il mio pensiero senza offendere chi mi aveva interpellata. Per un attimo mi sono sentita una mina vagante anch'io, ma ho disinnescato la bomba con successo. 


2 commenti:

  1. Anche io da bambina temevo i fuochi d'artificio.
    Ora li guardo pensando all'ambiente. Mi chiedo quanto sporchino, quali siano gli effetti sul pianeta. Insomma belli, ma non si può dire che riesca a godermeli sul serio.
    Apprezzo la parte in cui parli della sensibilità, dote rara. E arma a doppio taglio. I primi feriti siamo sempre noi dall'animo dolce. Un abbraccio.

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    1. Eppure tante famiglie campano grazie a questo e pensare a ciò non mi permette di farne una critica serrata come vorrei.

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